IL FUTURO DELL’ACQUA

ACQUA DALL’UMIDITA’ DELL’ARIA.
https://youtu.be/rDfRpphww5A

Le ultime volte mi sono addentrato in argomenti di Green Economy, con diverse. In questo articolo ho intenzione di riprendere in mano l’argomento acqua, poiché nell’articolo dell’impronta idrica ho accennato sulla possibilità di prelevare acqua in modo inconsueto dai modi maggiormente conosciuti.

Alla luce dei cambiamenti climatici, ormai da una decina di anni si sono fatti studi più approfonditi sui fenomeni atmosferici come brina, nebbia e rugiada. In questo articolo spiegherò come funzionano e perché sono interessanti per le prospettive future della tecnologia.

Per capire come si forma la nebbia, la rugiada e la brina si deve prima comprendere come funziona la condensa dell’aria che, come ho già scritto, appartiene al ciclo naturale idrologico dell’acqua.

Anzitutto c’è da ricordare che l’aria è un composto di più elementi tra cui anche vapore acqueo, cioè acqua allo stato gassoso. Quindi la condensazione dell’aria può essere di due tipi: volumetrica o superficiale. La volumetrica appartiene propriamente ai volumi d’ aria di massa e calore differente: quando si scontrano esse formano nuvole di vario genere che successivamente possono generare pioggia. Quella superficiale invece avviene tra elementi solidi e aria: una massa d’aria calda se si scontra con una superficie più fredda o viceversa crea condensa. Nebbia, brina e rugiada sono 3 forme meteorologiche della condensa naturale. Vediamole una ad una.

Nebbia. Tipica della stagione autunnale si forma quando il suolo, che intrappola calore, tramite irraggiamento solare, e lo rilascia con l’avvento della notte, incontra masse d’aria fredda. Quando il livello di umidità, cioè la concentrazione di acqua all’interno dell’aria, è alta e incontra la stagione autunnale, ovvero mite di giorno e freddo alla sera e al mattino, si creano minuscole goccioline di acqua che nel complesso formano i banchi di nebbia.

Brina. Tipica dell’inverno e avviene per condensazione superficiale. Quando le superfici fredde incontrano aria fredda e tutto sotto lo 0 termico, la differenza di temperatura tra superfici ed aria, sebbene sia poca, crea le condizioni ideale per formare micro-cristalli che si poggiano sui prati tetti  portando dunque la nascita della brina.

Rugiada. La rugiada avviene per condensazione superficiale ed è il fenomeno atmosferico più noto già da tempo; infatti esso era ben compreso dalle popolazioni bizantine nel 500 A.C. con i cosidetti stagni di rugiada e ha permesso a molti esseri viventi di questa terra di sopravvivere in terre dove le condizioni sono avverse alla vita. La rugiada non è nient’altro che la condensazione in gocce d’acqua dell’umidità dell’aria su una superficie, e si forma nel momento in cui una superficie calda incontra l’aria fresca. Quello che ne consegue si chiama punto di rugiada.

Il punto di rugiada è il momento in cui la concentrazione di acqua nell’aria o sulla superficie è talmente elevato da passare dallo stato gassoso a quello liquido formando le gocce di rugiada di varie dimensioni. In ogni fenomeno atmosferico esiste il punto di rugiada ed è tutt’ora di grande interesse per il futuro dell’umanità.

Come immagino che abbiate capito, l’acqua è presente anche in grandi quantità anche laddove si pensa che non ce ne sia e stanno nascendo tecnologie legate alla produzione dell’acqua grazie all’apprendimento delle conoscenze sul punto di rugiada. Nelle Ande ad esempio esistono luoghi completamente autonomi nell’approvvigionamento dell’acqua, perché hanno creato le trappole per le nuvole e per la nebbia affinché poi possano raccogliere le gocce della condensa dell’aria. Esse consistono nel posizionare dei lunghi reticolati che appoggiano su vasche di raccoglimento; quando le reti si scontrano con le nuvole o con la nebbia esse diventano la superficie condensante per creare il punto di rugiada e formano goccioline che, man mano che scendono per gravità al suolo, vengono raccolte nelle vasche di raccoglimento.

Il loro funzionamento ha ispirato le odierne tecnologie: esistono, e saranno più frequenti in previsione di scarsità idrica, macchinari capaci di trasformare l’umidità dell’aria in acqua potabile anche in mezzo al deserto. In che modo? All’interno di queste macchine è presente una camera che raccoglie l’aria dall’esterno, la comprime aumentando così la densità dell’umidità, si scontra con un reticolato caldo all’ interno, si forma la condensa e quindi le gocce d’acqua scivolano incanalate in un depuratore e infine servite direttamente all’utente. La cosa straordinaria di questa tecnologia è che può essere alimentata da un pannello solare e quindi, in definitiva, acqua potabile ad impatto 0 in qualsiasi luogo e in qualsiasi condizione! Allo stato attuale si stanno facendo dei miglioramenti sulla quantità d’acqua che si può erogare, che per ora risulta limitata all’uso domestico, ma ciò non esclude che si possa sfruttare questo macchinario per ben altri scopi e necessità maggiori. 

È bene che lo sappiate perché questo è il futuro dell’acqua e soprattutto è il futuro che potremmo, con un po’ di impegno, lasciare alle generazioni che verranno. Nel caso in cui si dovesse arrivare alla privatizzazione dell’acqua per necessità demografica o per interesse economico, e quindi non sarà più un bene “scontato” e gratuito ma, vi basterà ricordarvi di come nebbia, brina e rugiada siano risorse naturali accessibili, con un po’ di ingegno, e totalmente eco-friendly. Per questo motivo potrà essere a tutti gli effetti un prodotto dell’economia circolare della Green Economy.

Tenete le orecchie aperte sul mondo dell’acqua perché ci saranno innovazioni sempre più interessanti e sorprendenti!

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