Acqua fredda o gassata?!

FRIGOGASATORI E BOMBOLE DI CO2

La volta scorsa ho spiegato come la plastic tax costituisca una valida motivazione per abbandonare i consumi di plastica, in particolare le rispettive bottiglie. Questa volta ho intenzione di motivare a fare acquisti plastic-free coloro che amano l’acqua fredda o gassata e spesso non fanno questa scelta perché alcuni sistemi di depurazione non danno nell’immediato soluzioni di questo tipo.

Anzitutto vorrei ricordare che il depuratore è un investimento che nell’arco di 2/3 anni può essere ammortizzato (più tardi cito l’articolo per capire come) e nei successivi anni si può risparmiare sull’acquisto medio familiare annuo di bottiglie di acqua di 450-600€. La soluzione, per chi volesse anche l’acqua fredda e gasata, è il frigogasatore che può essere integrato al sistema di trattamento di depurazione permettendo quindi di darvi ciò che più vi piace! Come i depuratori anche i frigogasatori  possono farvi risparmiare sulla spesa dell’acqua, quindi, se avete un po’ di lungimiranza finanziaria, potete ben capire che non si tratta di uno sperpero inutile ma di un investimento che nel lungo periodo vi darà tantissimi vantaggi.

Ora entro più nel dettaglio per spiegare cos’è un frigogasatore, come funziona, i prezzi e in cosa consiste la manutenzione proprio per dare maggiore consapevolezza a chi vuole fare questo genere di acquisto.

Il frigogasatore non è nient’altro che un frigorifero con annessa la bombola di CO2 alimentare. Per spiegarne meglio il funzionamento è opportuno fare una distinzione tra refrigerazione e gasatura.

La refrigerazione: il procedimento per l’acqua fredda.

Un refrigeratore classico sfrutta il fatto che il gas evaporando assorbe calore e condensandosi lo rilascia. Il gas utilizzato nei frigoriferi è il Freon o comunque un gas idoneo alla refrigerazione ed è racchiuso in un circuito composto da compressore ed evaporatore. Il compressore trasforma il gas in liquido e viene pompato all’interno del frigo grazie ad una serpentina dai tubi sempre più larghi permettendo quindi al liquido di evaporare;  il calore assorbito dall’interno  viene rilasciato tramite radiatore e infine si può ottenere un’ambiente raffreddato. Infine il termostato fa partire il procedimento nel momento in cui la temperatura raggiunta all’interno del frigorifero supera la soglia preimpostata.

La gasatura: il procedimento per l’acqua gassata.

All’interno del frigogasatore o poco distante c’è una bombola contenente CO2 alimentare che tramite alcuni tubi viene introdotto nel frigorifero. Per far si che l’anidride carbonica si misceli con l’acqua, processo chiamato carbonatazione, sostanzialmente sono necessari due fattori:  una buona pressione di esercizio intorno ai 2,5- 4,5 bar, e l’acqua fredda perché la miscelazione avviene con maggior efficacia se la temperatura dell’acqua  è compresa tra i 4 e i 10 gradi centigradi e permette alle bollicine  di gas di non evaporare in fretta. Una bombola da 600 g, per esempio, può rendere effervescente da 90 a 120 L di acqua. L’anidride carbonica alimentare è sotto la sigla E290 e oltre a 600g esistono bombole di dimensioni maggiori e minori, e anche ricaricabili.

Il prezzo di una bombola varia in base alla quantità del contenuto, e al fatto che sia ricaricabile o meno. Ovviamente per evitare l’usa e getta vi consiglio quelle ricaricabili. Ad esempio una da 600g può costare da 14 € a 25€ contro la media delle bottiglie in plastica (0,24€/L) e in vetro (0,5€/L). Capite bene che la convenienza c’è, sempre in un ottica a lungo termine!

Il frigogasatore è la combinazione di queste conoscenze in un unico prodotto. Il suo costo può variare da 250€ a 1500€ in base alle necessità della famiglia e all’uso che se ne fa (magari potrebbe essere inserito all’interno di un locale di ristorazione). La manutenzione consiste unicamente nella sostituzione della bombola e, per il resto, l’azienda che vi vende il prodotto, vi può offrire un servizio assistenza.

Ma tutto questo cosa c’entra con l’acqua e la Green Economy?

Ora che sapete come funziona un frigogasatore , che potete integrarlo al vostro sistema di depurazione (sempre se ne avete bisogno); che quest’ultimo è il secondo miglior modo in termini di qualità, eco-sostenibilità e convenienza come ho già spiegato in questo articolo https://www.dalmarbozzo.com/2020/07/11/5-modi-per-prendere-acqua-a-confronto/; ora non avete più scuse per continuare ad acquistare bottiglie in plastica!

Il frigogasatore , come il depuratore è un acquisto che nel lungo termine è decisamente eco-friendly e potrete così gustarvi la vostra acqua fredda e gasata riducendo l’impatto ambientale!

Nel caso voleste saperne di più o vedere di persona questi apparecchi non esitate a contattarmi! Sarò lieto di dare ulteriori delucidazioni sull’argomento o mostrarvi dal vivo come funzionano. Mettete like, condividete, iscrivetevi al mio canale di YouTube, seguitemi su Instagram e su Facebook!

PLASTIC TAX

L’inevitabile tassazione sulla plastica.

Nei precedenti articoli ho mostrato più volte svariate soluzioni alternative all’utilizzo della plastica. Se il messaggio non fosse chiaro ve lo ripeto: ho intenzione di eliminare le bottiglie di plastica!!! Quindi ecco qui un’altra motivazione per ridurre il consumo di plastica monouso.

Parliamo di PLASTIC TAX. Premetto che, non è mia intenzione fare un intervento a sfondo politico, anche se è un tema che riguarda principalmente la politica. Spiegherò infatti che cos’è questa tassa, perché è nata questa proposta di legge, quali sono le possibili conseguenze e il mio personalissimo punto di vista che è ben lontano dal fare politica!

Che cosa ‘è! La plastic tax è nata dopo un confronto in Commissione Europea nel gennaio 2018 dove è emerso che soltanto il 20% dei rifiuti di plastica monouso veniva riciclato e il restante andava a inquinare l’ambiente, per lo più i nostri mari. Vi ricordate la tassazione di 5 centesimi sui sacchetti di plastica nel 2017, dove stava quasi nascendo una rivolta per l’aumento del prezzo? Ecco in quel caso , tantissime persone non furono contente, ma il risultato fu eccellente e si è visto ridurre drasticamente l’acquisto di buste di plastica. La plastic tax, allo stesso modo, ha lo scopo di: 1) scoraggiare i consumatori all’acquisto di plastiche usa e getta, 2) ridurre in maniera indiretta l’impronta al carbonio, e 3) stimolare i cittadini e le aziende ad applicare comportamenti virtuosi per il corretto smaltimento dei rifiuti.

La plastic tax in Europa. L’iter di questa proposta di Legge è stata uno dei più rapidi nella storia della Commissione Europea, poiché la stragrande maggioranza era favorevole, anche se – a ragion del vero –  sicuramente le manifestazioni di FridayForFuture in tantissime piazze del mondo hanno reso urgente il tema.

La Legge, infatti, è stata approvata il 5 giugno 2019, appena dopo 3 mesi dalla prima manifestazione globale tenutasi il 15 marzo 2019; essa prevede la tassazione di 0,80 € per ogni kg di plastica prodotta che poi verrà intercalata in base alla singola situazione di ogni Paese. È così arrivata ad essere una norma estesa a tutti i membri dell’UE e l’unica cosa certa è che a partire dal 1° gennaio 2021 sarà obbligatoria per tutti.

La plastic tax in Italia. Come qualsiasi tassa anche questa ha creato dibattiti accesi fin dall’inizio, poiché da una parte si vuole stimolare un’economia ecosostenibile e dall’altra si va ad intaccare un settore imprenditoriale che in Italia, e per lo più in Emilia Romagna, dà lavoro a tantissime persone. Quindi a fine anno 2019 si è giunti ad un compromesso dove la tassazione è arrivata a 0,45€ al kg. La plastic tax ha preso  il nome di MACSI cioè imposta sui MAnufatti di Consumo di Singolo Impiego.

 Quali prodotti plastici rientrano nel MACSI dunque? Tutti quei prodotti volti al contenimento o alla protezione di alimenti, in questa categoria rientra, per esempio, anche il Tetrapack; sono invece esclusi quei prodotti con una composizione inferiore al 40% di plastica, nonché quelli riciclati o semi-compostabili, e gli imballaggi dei medicinali. Per permettere alle aziende di ridurre la quantità di plastica e quindi di fare una manovra di conversione, è stata aggiunta alla Legge un credito di imposta del 10% per quelle industrie che nel 2020 attueranno comportamenti virtuosi, cioè quelli volti all’attenzione per l’ecosistema. Il Covid-19 ha fatto slittare l’avanzamento della proposta di Legge e, contemporaneamente ha fatto incrementare la domanda di materie plastiche monouso in nome dell’igiene personale, e ha lasciato più tempo alle aziende del settore plastico di riorganizzarsi. Insomma da un lato bene per l’industria, dall’altro male per l’ambiente. Se la situazione Covid-19 migliorerà ci saranno ulteriori sviluppi a riguardo, per ora è rimasto un argomento sospeso e messo in secondo piano.

Conseguenze. Quali sono le conseguenze ti tale tassazione? Non c’è uno scenario certo, però in alcuni Paesi europei, dove la tassa è già stata applicata da 2/3 anni, si è visto un drastico calo dei consumi plastici e la conseguente riduzione del settore industriale dei polimeri. Le aziende italiane, soprattutto dopo il Covid, non hanno, in alcun modo, intenzione di assorbire la tassa e quindi per loro l’unica decisione da prendere è di scaricare l’imposta sul consumatore finale che pagherà a prezzo maggiore la plastica monouso.

Vi ricordo che, come ho già detto, produrre plastica richiede, tantissime risorse che non sono più sostenibili (vedi il petrolio che è destinato al finire al 100% nei prossimi 43 anni); che la plastica è uno dei maggiori responsabili dei cambiamenti climatici, a causa dell’inquinamento marino.

Considerando questi aspetti, la mia personalissima opinione è la seguente: la tassa sulla plastica è una medicina amara che va presa senza tante storie, e che vi piaccia o meno, sarà prima o poi inevitabile. C’è anche da considerare che la tecnologia e le soluzioni ecologiche sono in continua crescita ed è solo una questione di tempo prima che si trovi una alternativa definitiva alla plastica, e le aziende produttrici dei polimeri potranno soltanto o adeguarsi o estinguersi. Mi auspico ovviamente che la Legge passi e che abbia un effetto positivo per la riduzione delle emissioni di CO2.

Mi sento, infine, di darvi un consiglio se non volete subire questa tassazione: adoperatevi quanto prima a fare un cambiamento in termini di consumi plastici, e dato che l’acqua è la mia materia, vi consiglio di rivedere questi articoli che possono aiutarvi a eliminare l’acquisto delle bottiglie di plastica.

Basta plastica! Scegliete le alternative già disponibili!

Come sempre, se avete trovato utile l’articolo, o se è stato di vostro gradimento mettete like, condividete, iscrivetevi al mio canale YouTube e seguitemi su Instagram e Facebook. Ciao a tutti!

BOMBA PLASTICA

10 buoni motivi per abbandonare il PET.

La volta scorsa ho spiegato a grandi linee il tema della plastica. Oggi invece desidero darvi delle motivazioni per abbandonare gli acquisti di plastica, in particolare del PET.

Quindi ecco qui 10 ragioni che personalmente ritengo valide per NON acquistare bottiglie di plastica. Alcune di queste le ho già dette, altre no, altre invece fanno riferimento alla plastica in generale ma le voglio racchiudere un’unica lista dato che sono correlate dalla stessa materia.

  1. Produrre 1 kg di plastica richiede 2 kg di petrolio, 17,5 L di acqua e  produce 2,5 kg di CO2: troppe risorse per un bene usa e getta. È un prodotto estremamente consumistico.
  2. Una bottiglia di plastica se dispersa nell’ambiente impiega 450 anni per decomporsi. Fate un favore all’ambiente nel caso in cui ne vediate una a terra: raccoglietela e buttatela nel cestino!
  3. La plastica è uno degli elementi maggiormente responsabili dell’aumento delle emissioni di CO2 : il suo incremento  rende le acque dei mari più acide e più calde creando una reazione a catena negativa sia nel clima, nella biodiversità marina e quindi nel mercato ittico.  
  4. C’è un’isola di rifiuti che galleggia nel Pacifico con un’estensione minima di 700.000 km2 di cui 3 milioni di tonnellate di plastica e di sicuro non è normale!
  5. Le bottiglie di plastica sono composte da PET, che sfortunatamente non galleggia in mare e quindi nel caso si voglia recuperarle risulta estremamente difficile. È più facile invece che finisca nello stomaco di qualche pesce.
  6. La decomposizione della plastica crea microplastiche: hanno dimensioni anche nanometriche e, grazie all’acqua, riescono a insinuarsi in tutto il nostro ecosistema, anche nella nostra alimentazione. Si stima infatti che ingeriamo 5 grammi di plastica a settimana, il che equivale a mangiarsi una penna BIC ogni sabato sera come happy hour. Gli effetti sulla salute umana sono ancora in fase di studio ma si può dire che, per quello che si conosce, questo ingerimento involontario di plastica, seppur a piccole dosi, causa stress ossidativo cellulare e riduzione dell’assorbimento di elementi come iodio, ferro e rame nell’intestino.
  7. La bottiglia in plastica, nel momento dello stoccaggio, spesso rischia di essere esposta a calore e luce solare, e questo stimola la fotosintesi e la creazione di alghe rendendo quindi l’acqua inutilizzabile. Nel mio precedente lavoro ho assistito tante volte a questa scena: capitava, soprattutto d’estate, che il cliente mi faceva notare la presenza di alghe all’interno del boccione dovuto a fonti di calore o luce, e si doveva conseguire alla sostituzione non solo del boccione ma anche della vasca di raccoglimento dell’acqua della colonnina.
  8. Tutte le acque in bottiglia di plastica sono minerali. Come abbiamo già visto, il controllo effettuato sulla qualità della fonte avviene soltanto una volta ogni 5 anni. Quindi, tenendo in considerazione anche il punto 7, non è così buona come si voglia far credere.
  9. Nel suo “Il libro dell’acqua“, del quale consiglio a TUTTI la lettura, il fisico Alock Jha scrive: “Le plastiche che finiscono in mare tendono ad essere ricoperte da alghe, rilasciano sostante tossiche e impattano ulteriormente sulla catena alimentare marina”.
  10. L’acquisto delle bottiglie di plastica comporta un’ incremento dei trasporti e di conseguenza delle emissioni di CO2. Ho già ampiamente dato indicazioni su come acquistare acqua in maniera più sostenibile.

Di alternative alla plastica ce ne sono davvero tante, tra cui la mia idea, come anche esistono diverse soluzioni per smaltirla correttamente, ma magari con il tempo avrò modo di elencarle.

Non intendendo condannare per sempre la plastica perché ha delle utilità innegabili, soprattutto in campo medico, ma intendo promuovere acquisti più eco-friendly. Ciò non toglie che ognuno di noi è libero di acquistare o meno le bottiglie di plastica ma di certo è un inizio che può essere intrapreso da chiunque. Può sembrare inutile eliminare il PET ma è quel piccolo contributo che nel tempo produce un grande cambiamento.

Concludo dicendo che il petrolio con cui si crea la plastica, secondo Worldometers, è destinato a finire nei prossimi 43 anni quindi BASTA BOTTIGLIE DI PLASTICA! Sostenete le alternative!

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